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Ciao a tutti,

a conclusione del ciclo di incontri sull’accoglienza volevo ringraziare le bimbe per averci dedicato il loro tempo per organizzare gli incontri.

Ieri la riunione è stata improntata sul tema dell’accoglienza di persone che gravitano già nella nostra vita e che magari per qualsiasi motivo vengono derise ed emarginate.

Se è vero che ogni persona è unica e irripetibile, e che nessuno cresce se non insieme agli altri e nel confronto e nella relazione, ecco che ogni persona è un’opportunità per crescere… ecco che se una persona è diversa da me può essere ancora più importante in quanto mi permette di vedere le cose da punti di vista diversi.

Qualche tempo fa insieme agli altri animatori leggemmo una frase che ci è rimasta nel cuore:

“Voi crescete quante più saranno le mani che stringerete”.

Vi auguro di stringere, nella vostra vita, quante più mani possibili di ogni colore esse siano.

Buon cammino bimbotti!!!

P.S. Vi allego di seguito una articolo di Enzo Bianchi (un monaco, priore della Comunità di Bose) che ha scritto sulla Stampa qualche tempo fa. Non abbiamo avuto modo di utilizzarla negli incontri ma credo che sia davvero la chiave di vivere l’immigrazione più che come problema, come vera opportunità di crescita e di confronto nonostante tutte le innegabili difficoltà che porta con sè.

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Diversi si, nemici no

La Stampa, 27 aprile 2008

Non solo responsabili di crimini o vittime di incidenti sul lavoro, non solo campioni sportivi o personaggi dello spettacolo, ma molto più spesso e quotidianamente normali compagni di scuola, colleghi di lavoro, fornitori di servizi, ristoratori, badanti… Anche in Italia la presenza di stranieri di prima o seconda generazione è ormai fenomeno attestato, anche se con percentuali ancor ben lontane da quelle di altri paesi europei come la Francia e la Germania. Ed è alla luce dell’esperienza maturata qui da noi e negli altri paesi dell’Europa occidentale che è possibile cercare di discernere come è avvenuto e come avviene l’incontro tra gli autoctoni e gli stranieri: si tratta di approcci e di tappe diverse che sovente, più che succedersi in ordine cronologico, si intrecciano e coesistono.

Una prima tipologia di rapporto è quella della assimilazione, in cui l’incontro con lo straniero tende ad assimilarlo alla comunità che lo accoglie: il nuovo arrivato è sollecitato a comportarsi in tutto come i cittadini della società ospitante. Quando va al di là del doveroso rispetto per la legge “uguale per tutti” e investe anche comportamenti e abitudini lecite anche se non usuali, il rapporto retto dall’idea dell’assimilazione è in realtà espressione di rifiuto e di esclusione dell’altro perché postula un incontro che nega la differenza. Vedo lo straniero così differente da me da non poter condividere con lui il mio spazio vitale, salvo che lui diventi simile a me, assuma il mio modo di vivere, la mia cultura, la mia storia e mantenga per sé solo minime differenze marginali. Un’accoglienza che miri all’assimilazione si nutre di una logica escludente, non è accoglienza autentica dell’alterità irriducibile del diverso.

Un’altra modalità di incontro con lo straniero è quella dell’inserzione, modalità che risponde alla volontà o al desiderio di vivere gli uni accanto agli altri conservando le rispettive differenze. Così l’inserimento dello straniero nel tessuto sociale esistente avviene senza confiscarne l’identità e l’autonomia: ognuno mantiene la propria identità e la inserisce in un tessuto comune dove però le differenze sono giustapposte. Si vive in una vicinanza fisica che tuttavia non consente la conoscenza reciproca: l’altro resta uno sconosciuto, l’indifferenza regna e consente una coesistenza relativamente pacifica nella società. Il rapporto con l’altro è vissuto nell’indifferenza di fondo, in una logica di accettazione di una minoranza da parte di una maggioranza fin tanto che quest’ultima non si sente minacciata. Questo tipo di rapporto è forse il più attestato oggi in Italia.

Ma si sta facendo progressivamente strada anche un altro tipo di incontro, quello dell’integrazione, che non è un sinonimo gentile dell’assimilazione, ma l’incorporazione di un’entità etnica in una data società, attraverso la conoscenza e il rispetto delle differenze, l’esclusione di qualsiasi discriminazione e la disponibilità all’attenuazione e alla composizione pacifica dei conflitti. E’ un rapporto vissuto nel reciproco riconoscimento dell’alterità, nell’armonizzazione delle differenze, nel dare e nel ricevere, in una logica di eguaglianza senza che l’altro sia ridotto a me. L’integrazione dello straniero consiste nel suscitare la partecipazione attiva alla società nel suo complesso, chiamata alla convivenza su uno stesso territorio, all’accettazione delle specificità culturali, all’accentuazione delle rassomiglianze e delle convergenze in un’eguaglianza di doveri.

Proprio per questo l’integrazione è sempre reciproca, è “incorporazione” in senso forte, cioè non in quanto la comunità autoctona ingloba gli stranieri, ma in quanto ci si incammina verso un unico “corpo” sociale, si ricerca un avvenire comune per immigrati e residenti. Le esigenze sono reciproche, in una logica di eguaglianza in cui gli stranieri, che godono da subito di alcuni diritti inalienabili, devono essere consapevoli di avere simultaneamente anche degli imprescindibili doveri legati a una puntuale osservanza delle leggi del paese ospitante, pena l’impossibilità di soggiornarvi. Solo così possono essere gradualmente accompagnati alla piena cittadinanza, alla effettiva parità di diritti e doveri, alla partecipazione attiva nell’edificazione della società. Si tratta indubbiamente di un cammino lungo e difficile, sovente ancora contraddetto, lungi dall’essere concluso, ma un cammino necessario in vista di una società pluriculturale e interculturale sempre in divenire e doveroso per una fattiva resistenza all’imbarbarimento e per un’autentica qualità umana della convivenza.

Per questo cammino mi pare urgente analizzare non tanto la situazione di partenza dello straniero e il livello delle sue potenzialità di integrazione – elementi sui quali si hanno ben poche possibilità di intervento – quanto piuttosto le condizioni che abbiamo creato o che possiamo predisporre per ricevere lo straniero. In quali condizioni umane e sociali ci troviamo noi e la nostra società? Le nostre relazioni con lo straniero non sono forse ancora segnate da esclusione e discriminazione aprioristiche? E le possibilità concrete di accoglienza che apprestiamo non sono ancora segnate da precarietà, povertà, miseria? A volte uno sguardo oggettivo sui quartieri e gli edifici abitati dagli immigrati, sulla loro reale situazione di vita ci porterebbe a vedere una caricatura odiosa della nostra propria umanità.

Sì, ci dobbiamo interrogare sulla qualità della nostra accoglienza, che è altra cosa dal soccorso d’emergenza o dall’asilo politico: è eticamente corretto accogliere qualcuno senza potergli fornire casa, pane e vestito? E’ umanamente accettabile non garantirgli l’ambito vitale per un’esistenza condotta con soggettività e dignità? Sono domande che pongono drammaticamente il problema della consapevolezza dei limiti nell’accoglienza: esistono limiti oggettivi, magari dilatabili con un serio impegno e una precisa volontà, ma pur sempre limiti. Una società matura civilmente però, vigilerà a che questi limiti non siano quelli dettati dall’egoismo di chi si chiude nel proprio benessere, ma solo quelli imposti da una reale capacità di “fare spazio” all’altro. Si tratterà allora di trovare anche forme giuridiche per questa “accoglienza responsabile”, sarà necessario un grande discernimento per assumere decisioni che non violino il riconoscimento dell’uguale dignità di ogni essere umano e che al contempo siano sostenibili dall’insieme della collettività. Sono preoccupazioni che si devono accompagnare anche a una seria riflessione su quale cultura della legalità trasmettiamo con i nostri comportamenti, su quale immagine forniamo di ciò che è lecito o illecito nella nostra società, su quale fermezza mostriamo nella difesa dei principi costituzionali.

L’esperienza dei paesi che da più tempo si confrontano con il problema-risorsa dell’immigrazione ci mostra che non esistono ricette infallibili e che nessuno ha la soluzione già pronta, ma al contempo ci confermano sulla irrinunciabilità dei principi etici che abbiamo posto alla base della nostra convivenza civile: ancora una volta l’alternativa non è tra accoglienza o rifiuto dello straniero, ma tra civiltà e barbarie.

Enzo Bianchi

Mi sono dimenticata che questa domenica alle 10.00 nella nostra parrocchia ci saranno le prime comunioni. Tra l’altro tra i bimbi ci sono la sorella di Gimmy e il fratellino di Giò…. quindi la proposta è S.MESSA TUTTI INSIEME DOMENICA ALLE 10 DI MATTINA. NON MANCATE!

salve a tutti!
vi volevo ricordare che tra una settimana esatta: PARTIAMO PER LA VERNA!!!!!!!!!!

Quindi mi sembra il caso di dare qualche informazione in più:

  • Ritrovo domenica 1 giugno ore 7.45 davanti all’ingresso della mensa, partenza improrogabile alle 8.00!
  • portare SACCO A PELO (preferibile!) o se proprio nn potete recuperarne uno, lenzuola.
  • portare QUALCHE INDUMENTO PESANTE, in quanto saremo in montagna e farà freschino, sopratutto la sera… è previsto di passare una serata all’aperto!
  • portare STRUMENTI MUSICALI, i nostri musicisti infatti potranno dare il loro contributo al coro…. quindi si facciano avanti flauti chitarre arpe pianoforti e chi più ne ha più ne metta!
  • domenica vi consegnerò le autorizzazioni che dovranno NECESSARIAMENTE ESSERE RIPORTATE FIRMATE DAI GENITORI DEI MINORENNI ALLA PARTENZA…. mi raccomando, non vogliamo finire dietro le sbarre per le vostre dimenticanze! ok?

personalmente sapete che non potrò essere con voi e mi dispiace davvero tantissimo perchè sarà un’uscita stupenda… sarete moltissimi ragazzi ( 70!) … quindi, pensate a me e fate un sacco di foto da farmi vedere!

per quanto riguarda domenica, dato che è il Corpus Domini e che non abbiamo previsto di andare insieme alla processione sarebbe bello almeno partecipare insieme alla S.Messa. Gradirei che con un commento mi diceste se preferite quella delle 12 o quella delle 18. Personalmente credo sia meglio quella delle 12 che ci consente di seguire bene la riunione di Jessica Kety e Benedetta sull’accoglienza. Fatemi sapere.

Un Bacione a tutti, Federica

ps : ricordatevi che domenica dovrete confermare la presenza alla cresima della nostra Allegra e alla cena successiva!

Ciao a tutti,

ringrazio le bimbe per la riunione della scorsa volta. Avete fatto proprio un bel lavoro!

Vi ricordo che domenica facciamo l’ultimo incontro sul ciclo dell’Accoglienza.

Inoltre vi ricordo che domenica dobbiamo dare la conferma su quanti siamo ad andare alla cena della cresima di Allegra che farà alla parrocchia di Santo Stefano.

Ciao Ciao

Ieri, con immensa gioia di Kety, abbiamo iniziato l’ultimo ciclo di incontri di quest’anno sul tema dell’ACCOGLIENZA. Abbiamo visto il film “Sognando Beckham” che ci ha introdotto al tema della diversità dell’altro.

I due incontri successivi saranno organizzati dal trittico Benedetta, Jessica e kety. (fissate un giorno per trovarvi  questa settimana!)

I prossimi appuntamenti del gruppo sono quindi:

- domenica 18 –> Secondo incontro “Accoglienza”

- domenica 25 –> Terzo incontro “Accoglienza”

- sabato 31 –> Cresima di Allegra (ore 18:30 Chiesa di Santo Stefano) + Cena (dobbiamo farle sapere quanti siamo!!!

- domenica 1/lunedi 2 –> Pellegrinaggio alla Verna

- domenica 8 –> Resoconto dell’uscita

- domenica 15 –> Festa di fine anno!!!

Poi …. TUTTI AL MARE!!! (e da Coppelia) :)

Vi ricordo che domenica dobbiamo comunicare ufficialmente chi viene e chi no!!! Parlate coi vostri genitori, decidete e domenica venite vittoriosi e pronti a partire tutti insieme!!!!!!!

un bacione!

Un bellissimo secondo posto!


Ragazzi siamo grandi ;)

Ps: ma allora questa foto dell’header va cambiata o no? (quella in alto per intenderci…)

Questo è il mio primo post.Spero di riuscire a inviarlo sul blog…(ne avevo fatto uno simile in precedenza ma non lo trovo +…eheheh)

Informo che,a seguito di diverse richieste che mi sono state fatte negli ultimi giorni,ho deciso di provare a tenere un corso di chitarra (accordi) la domenica pomeriggio alle 17:30,prima dell’oratorio,a tutti coloro che fossero interessati;spero di fare un buon lavoro…Inutile dire che sarebbe preferibile portarsi dietro una chitarra e anche un plettro se ce l’avete…Fatevi sentire!!!

La linea d’ombra la nebbia che io vedo a me davanti per la prima volta nella vita mia mi trovo a saper quello che lascio e a non saper immaginar quello che trovo mi offrono un incarico di responsabilità portare questa nave verso una rotta che nessuno sa è la mia età a mezz’aria in questa condizione di stabilità precaria ipnotizzato dalle pale di un ventilatore sul soffitto mi giro e mi rigiro sul mio letto mi muovo col passo pesante in questa stanza umida di un porto che non ricordo il nome il fondo del caffè confonde il dove e il come e per la prima volta so cos’è la nostalgia la commozione nel mio bagaglio panni sporchi di navigazione per ogni strappo un porto per ogni porto in testa una canzone è dolce stare in mare quando son gli altri a far la direzione senza preoccupazione soltanto fare ciò che c’è da fare e cullati dall’onda notturna sognare la mamma… il mare.
Mi offrono un incarico di responsabilità mi hanno detto che una nave c’ha bisogno di un comandante mi hanno detto che la paga è interessante e che il carico è segreto ed importante il pensiero della responsabilità si è fatto grosso è come dover saltare al di là di un fosso che mi divide dai tempi spensierati di un passato che è passato saltare verso il tempo indefinito dell’essere adulto di fronte a me la nebbia mi nasconde la risposta alla mia paura cosa sarò dove mi condurrà la mia natura? La faccia di mio padre prende forma sullo specchio lui giovane io vecchio le sue parole che rimbombano dentro al mio orecchio “la vita non è facile ci vuole sacrificio un giorno te ne accorgerai e mi dirai se ho ragione” arriva il giorno in cui bisogna prendere una decisione e adesso è questo giorno di monsone col vento che non ha una direzione guardando il cielo un senso di oppressione ma è la mia età dove si sa come si era e non si sa dove si va, cosa si sarà che responsabilità si hanno nei confronti degli esseri umani che ti vivono accanto e attraverso questo vetro vedo il mondo come una scacchiera dove ogni mossa che io faccio può cambiare la partita intera ed ho paura di essere mangiato ed ho paura pure di mangiare mi perdo nelle letture, i libri dello zen ed il vangelo l’astrologia che mi racconta il cielo galleggio alla ricerca di un me stesso con il quale poter dialogare ma questa linea d’ombra non me la fa incontrare. Mi offrono un incarico di responsabilità non so cos’è il coraggio se prendere e mollare tutto se scegliere la fuga od affrontare questa realtà difficile da interpretare ma bella da esplorare provare a immaginare cosa sarò quando avrò attraversato il mare portato questo carico importante a destinazione dove sarò al riparo dal prossimo monsone mi offrono un incarico di responsabilità domani andrò giù al porto e gli dirò che sono pronto a partire getterò i bagagli in mare studierò le carte e aspetterò di sapere per dove si parte quando si parte e quando passerà il monsone dirò levate l’ancora diritta avanti tutta questa è la rotta questa è la direzione questa è la decisione.

a

 

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