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…e quindi non sarebbe male prepararsi bene: un ritiro sarebbe quello che ci vuole!
La pastorale giovanile diocesana per fortuna ci pensa:

“TUTTO A TE SI è DONATO” S.Chiara

SABATO 29 NOVEMBRE

Presso il convento dei frati minori di santa Croce in Fossabanda

Per informazioni e prenotazioni rivolgersi a:
Sr. Cinzia Vori 050598223 – Don Claudio Bullo 3498707575

ore 9.15 Ritrovo
ore 9.30 – 12.30 Preghiera delle
Lodi e prima meditazione
Momento di riflessione personale e
condivisione in gruppo
Ore 13.00 pranzo al sacco
Ore 15.00 – 17.00
Seconda meditazione
Seguirà un momento di Adorazione
Eucaristica
I sacerdoti presenti saranno
disponibili per le confessioni
Ore 17.00 Preghiera conclusiva
Io andrò… vorrei sapere chi ha intenzione di raggiungermi nel pomeriggio?

é un’occasione… non buttatela via!

baci a tutti, Federica

salve a tutti…. dato l’episodio di domenica scorsa vi volevo ricordare di ESSERE PUNTUALI:

DOMANI ORE 18.30 RITROVO, ORE 19.00 INIZIO INCONTRO… Per favore cercate di non tardare… è molto importante… e cercate anche di venire con il giusto spirito: voglia di stare insieme sì, ma col cuore e con la testa pronta per riflettere un po’!

Un bacio a tutti uno per uno… Federica

11 novembre
San Francesco: il grande testimone della Fede”
La scheda che vi propongo per il prossimo incontro è centrata sul tema della “Relazione”.

In queste schede che abbiamo esaminato, abbiamo potuto affrontare il tema della Fede, come gratuità da parte di Dio per ciascuno di noi.

Pietro si sente invitato da Gesù a camminare sull’acqua, in altre parole Gesù gli chiede di fidarsi, di aprire il proprio cuore a Lui che lo invita a percorre strade insicure, incerte, rischiose, ma che nella fede può intraprendere perché ad aspettarlo c’è Cristo, pronto a tendere la mano.

Come vediamo la Fede ci mette in Relazione prima di tutto con Dio, impariamo a fidarci di Dio, impariamo a riconoscere la nostra meta. Il Signore cammina sempre dinanzi a noi, ci precede e nello stesso tempo ci assicura il cammino che compiamo.

Ma non è sempre così: il peccato e la fragilità umana ci fanno cadere nell’acqua della nostra incapacità di fidarci, nel nostro egoismo, nell’orgoglio di voler fare tutto da soli e questo ci porta a relazionarci con Dio in maniera errata e di conseguenza anche il nostro rapporto con il prossimo diventa falso.

La scheda che leggerete mette in luce la figura di San Francesco che un contemporaneo analizza e mi sembra utile collocarla nel nostro discorso.

Francesco di Assisi riesce ad entrare in relazione con il suo mondo e continua a trasmettere anche a noi questo suo modo di fare, perché ha chiarito una volta per tutte la sua relazione con Dio.

Una volta che ha potuto dire a Gesù Cristo, Dio mo Dio tutto, ha potuto vedere anche il mondo che lo circondava con occhi e cuore nuovo.

………………

Mi piacerebbe che coloro che leggono questo testo potessero dire la sua usando anche questo strumento multimediale così da iniziare un dialogo in rete.

Il Signore vi dia Pace

San Francesco d’Assisi.

Il suo sorriso era come la luce nelle cattedrali gotiche

Intervista con Jacques Le Goff :
Cenni biografici e bibliografici

Docente nelle Università di Lilla e Parigi, dirige dal 1962 l’École pratique des hautes études di Parigi.
Scrittore di molti saggi di storia medioevale ha pubblicato nel 1959 Gli intellettuali del Medioevo, nel 1967 Il basso medioevo, nel 1969 La civiltà dell’Occidente medioevale, nel 1976 Mercanti e banchieri del Medioevo, nel 1977 Tempo della Chiesa e tempo del mercante, nel 1982 La nascita del Purgatorio e Intervista sulla storia, nel 1983 Il meraviglioso e il quotidiano nell’Occidente medioevale che raccoglie saggi pubblicati in periodi differenti e alcuni lavori inediti.
Con il saggio L’Italia nello specchio del Medioevo del 1974 ha collaborato alla “Storia d’Italia” dell’Einaudi. Nel 1980 ha curato i volumi La nuova storia della Mondadori e nel 1981 Fare storia dell’Einaudi e Famiglia e parentela nell’Italia medievale del Mulino. Nel 1987 riceve la menzione speciale della Giuria del Premio Internazionale Città di Ascoli Piceno

«Anche se esco dal campo degli studi storici, mi permetto di dire che pur non essendo personalmente né praticante né credente, ammiro il modo in cui la Chiesa è sempre salvata da qualche suo figlio. Mi sembra che proprio la presenza di questi figli, come Francesco, nella storia della Chiesa permetta al cristiano di credere nello Spirito Santo»

Intervista con Jacques Le Goff

di Paolo Mattei

«Tanto che ’l venerabile Bernardo / si scalzò prima, e dietro a tanta pace / corse e, correndo, li parve esser tardo. / Oh ignota ricchezza! oh ben ferace! / Scalzasi Egidio, scalzasi Silvestro / dietro a lo sposo, sì la sposa piace». I versi del Paradiso di Dante – nato circa quarant’anni dopo la morte di san Francesco – suggeriscono la manifesta bellezza che riluceva nelle umili fattezze del poverello di Assisi, e la curiosità che questa bellezza muoveva in chi ebbe in sorte di guardarla. Da allora sono scorsi sette secoli, e il santo umbro ha continuato a vivere nella memoria del mondo, non ha cessato di destare curiosità e fascino, la sua figura e la sua storia sono state oggetto di studi puntuali e rigorosi ovvero fantasiosi e stravolgenti, di biografie colorate, di pièces teatrali, di film belli e brutti, di canzoni e di poesie…
La ricchezza di espressività umana, e anche di affetto e devozione sinceri, fiorita nei secoli attorno a quest’uomo può suscitare malumore solo in chi guardi con sussiegosa alterigia alle vicende del mondo, mentre per chi conservi anche solo un briciolo di semplicità di cuore, tutto questo può accendere, come minimo, una curiosità buona sulla vicenda terrena dell’Assisiate.
Questa curiosità si è accesa anche nel professor Jacques Le Goff, che nella storia di Francesco si è imbattuto percorrendo la sua strada di studioso del Medio Evo. Come dire, l’ha incrociato facendo il suo quotidiano tragitto lavorativo. Ed è rimasto colpito da quest’uomo «ai margini della Chiesa ma senza cadere nell’eresia, ribelle senza nichilismo», con un «fisico ordinario e splendore eccezionale», si legge nella prefazione del suo recente libro San Francesco d’Assisi (Editori Laterza, Roma-Bari 2000). Nato a Tolone nel 1924, Le Goff è stato protagonista del rinnovamento storiografico avviato dalla “scuola” della rivista Annales. Économie, sociétés, civilisation, di cui fu per lungo tempo direttore. Insegna all’École des hautes études en sciences sociales. Lo abbiamo incontrato per rivolgergli alcune domande a Roma, dove ha ricevuto la laurea honoris causa in Lettere che l’Università “La Sapienza” ha voluto consegnargli.
Professore, ci spieghi il suo interesse per san Francesco.
JACQUES LE GOFF: Il mio interesse per san Francesco ha una duplice origine. Innanzitutto nasce dalla lettura dei suoi scritti, in particolare del celebre Cantico di frate sole. Mi ha subito commosso la carità così umana e poetica di questo uomo. Un uomo, un santo, legatissimo all’ambiente in cui è nato e vissuto, Assisi e l’Umbria: quando ho visitato quei posti, da molto giovane, l’ho immaginato ancora presente là, sulle stesse strade, immerso nel medesimo particolare paesaggio.
In secondo luogo, siccome sono un medievalista, mi è sembrato che san Francesco fosse il testimone eccezionale di quel momento molto importante della storia medievale in cui, accanto al fenomeno delle eresie, compare e si sviluppa una nuova società originata da un intenso movimento di urbanizzazione, in una certa maniera simile alle grandi ondate di esplosione urbana del XIX e, poi, del XX secolo. A partire grosso modo dall’anno mille ha inizio in Occidente un poderoso sviluppo demografico ed economico, con un conseguente spettacolare fenomeno di urbanizzazione. Crescono quindi decisamente le attività commerciali, e la città, centro del potere, è il luogo principale in cui avvengono transazioni economiche che esigono sempre più cogentemente il ricorso al denaro, alla moneta. Nascono i cambiatori, che presto si trasformeranno in banchieri, sostituendo in questo ruolo sia i monasteri – istituti di credito sufficienti ai deboli bisogni dell’alto Medioevo – sia gli ebrei, relegati al ruolo di “prestatori di consumo”. La disuguaglianza tra le persone scaturisce ora dal gioco economico e sociale, non si fonda più sulla nascita e sul sangue, ma sulla fortuna immobiliare e mobiliare, sulla proprietà del suolo o degli immobili urbani, di censi e rendite, di denaro. È, poi, il Medioevo di san Francesco, un momento di forte immigrazione nelle città che si riempiono di uomini e donne sradicati, poveri…
Si intravvedono, mutatis mutandis, alcune piccole somiglianze con la nostra epoca…
LE GOFF: Non sono tra quelli che credono ad una ciclicità della storia. La storia non ricomincia, non si ripete. Tuttavia ritengo che ci siano certe analogie tra questo periodo del Medioevo e il nostro. Anche noi vediamo il potere del denaro divenire sempre più forte e più decisivo nella formulazione dell’identità delle persone.
Come si pone Francesco di fronte a questi profondi cambiamenti del suo tempo?
LE GOFF: San Francesco è l’esempio sorprendente di un uomo aperto verso la nuova società, con tutti i suoi mali e le sue contraddizioni. Egli è un uomo che osserva con simpatia, con amore, senza livore gli uomini del suo tempo, pieni allo stesso tempo di peccati e di bellezza creaturale. È inevitabilmente un apostolo della nuova società. Ma, nel medesimo momento, predica pure, per dir così, la “resistenza” nei confronti di chi auspica una cattiva evoluzione delle cose, e in particolare nei riguardi di chi desidera e lavora per una vittoria del “regno del denaro”. Mi sembra che in Francesco coesistano prodigiosamente due atteggiamenti che normalmente è impossibile far convivere: l’apertura e la “resistenza”.
E le istituzioni ecclesiastiche, come reagiscono a questa situazione?
LE GOFF: La Chiesa, e più specificatamente il potere papale, si rafforza. La Chiesa, attraverso le sue strutture, si impegna, in questa epoca di grandi cambiamenti, in un lavoro di “aggiornamento”. Ma non riesce ad “inseguire” il mondo che si muove più velocemente di lei. E subisce molteplici ed indicativi scacchi: la crociata, per esempio, che è ora incapace di suscitare gli entusiasmi di un tempo ed è impotente contro i musulmani; e poi la lotta all’eresia, un altro scacco subito all’interno della stessa cristianità. Francesco, davanti a questi mutamenti, rinnova profondamente la vita della Chiesa rimanendo attaccato alle cose essenziali della Tradizione. I sacramenti, soprattutto. E l’amore ai poveri.
«Francesco e Povertà per questi amanti / prendi oramai nel mio parlar diffuso» dice san Tommaso a Dante nell’XI del Paradiso…
LE GOFF: Infatti Francesco fa della povertà il suo valore spirituale supremo. Ne fa, come suggerisce Dante, la sua sposa e signora. La chiama Domina Paupertas, Paupertas altissima. D’altronde, come ho detto, all’epoca di san Francesco, è grande il problema della sofferenza dei poveri, il fatto della povertà. E la povertà praticata come ideale di vita evangelica in contrasto con l’accumulazione di beni terreni da parte della Chiesa e dei fedeli è, dalla fine dell’XI secolo, la parola d’ordine di tutti i pauperes Christi, i «poveri di Cristo», che popolano la cristianità. Francesco, che considerava la pratica della povertà basilare regola del suo ordine, non cedette però alla tentazione eretica in cui invece cadde la gran parte di questi “poveri”, perché egli era attaccato visceralmente a ciò che considerava fondamentale per la vita cristiana e per la salvezza: i sacramenti, specialmente l’Eucarestia. Se nella povertà, come nella natura, nel creato, insomma nella realtà concreta Francesco, senza il minimo sentore di panteismo, vede la presenza di Dio, nello stesso tempo gli è chiaro che l’incontro fra Dio e l’uomo si realizza efficacemente e pienamente per mezzo dei sacramenti.
In questo periodo, inoltre, tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo, si procede a un nuovo “trattamento teologico” dei sacramenti. Viene redatto il trattato De Sacramentis. Francesco, nel suo sentimento profondo della necessità dei sacramenti, sa che la loro amministrazione, la loro offerta deve passare attraverso persone che hanno ricevuto un riconoscimento speciale, ossia i preti. Essi sono consacrati dall’ordinazione; hanno ricevuto essi stessi un sacramento, quello dell’ordine, che li rende sacri. Francesco si separò da tutti i “contestatori”, come li chiameremmo oggi, dell’epoca, i quali quasi tutti divenivano eretici, erano contro i sacramenti, contro il clero corrotto e indegno che li somministrava. Lui pensa che ci sia un assoluto bisogno dei preti proprio perché sono chiamati a dare i sacramenti. Anche se non sono, per così dire, dei “buoni preti”. La Chiesa, mater Ecclesia come si diceva all’epoca, persino se è corrotta resta la madre, e dunque non si può abbandonarla. Bisogna aiutarla a riformarsi, ma non si può uscire dalla Chiesa. L’uomo che esce dalla Chiesa – e l’eresia è un modo di uscire dalla Chiesa – è un uomo che ha perso Dio. Perdere la Chiesa probabilmente non sarebbe così importante, se essa non fosse l’intermediaria, attraverso i sacramenti, fra l’uomo e Dio.
Nel suo libro c’è una sottolineatura significativa della gioia francescana, del sorriso nella vita di Francesco.
LE GOFF: La gioia, e in particolare la gioia terrena – poiché la gioia di Francesco è una gioia terrena – è riflesso e “atrio” della gioia piena del Paradiso. La gioia non era una peculiarità del Medioevo, e in particolare non era una caratteristica monastica. Ho fatto ricerche sulle abitudini dell’ambiente monastico, sulla spiritualità monastica riguardo il ridere. E il ridere era spesso considerato come un peccato. Talvolta era giudicato come qualcosa di diabolico. San Francesco possiede la straordinaria capacità di ribaltare questa posizione innestandosi nella tradizione monastica. Egli non è rivoluzionario, non rompe con la tradizione dei monasteri ma vi apporta una freschezza di novità anche riguardo alla gioia. Anche il ridere è un dono di Dio. Nel Cantico di frate sole, in cui tutti gli avvenimenti, i fenomeni della natura, visti ed amati innanzitutto nel loro essere sensibile, nella loro bellezza materiale, sono descritti come fratelli e sorelle dell’uomo, anch’essi creati da Dio (persino la morte, «sora nostra morte corporale»), anche il sorriso, il sorriso del creato è, per così dire, nostro fratello. Il sorriso, il volto sorridente di un compagno, invita con naturalezza chi lo guarda a essere lieto di questo anticipo di Paradiso. C’è in questo, indubbiamente, una grande novità, una «sancta novitas» come dice Tommaso da Celano quando parla del francescanesimo. Direi, in modo metaforico, che questo sorriso di Francesco, questo illuminarsi del suo volto corrisponde all’illuminarsi delle cattedrali gotiche. Attraverso la luce del sole che penetra in esse si vede la loro bellezza, si vede il loro “sorriso”. Le chiese gotiche sono al loro interno piuttosto buie, a richiamare il peccato, il buio della vita in cui l’uomo si ritrova, l’oscurità dell’esistenza. Poi, però, c’è lo squarcio della luce che entra e che mostra soprattutto l’attrattiva di Dio, l’attrattiva del Paradiso.
Attraverso questa «sancta novitas» la Chiesa è stata salvata…
LE GOFF: Anche se esco dal campo degli studi storici, mi permetto di dire che pur non essendo personalmente né praticante né credente, ammiro il modo in cui la Chiesa è sempre salvata da qualche suo figlio. Mi sembra che proprio la presenza di questi figli, come Francesco, nella storia della Chiesa permetta al cristiano di credere nello Spirito Santo. San Francesco è stato uno dei grandi ispirati dallo Spirito Santo e così ha salvato la Chiesa, poiché questa rischiava di perdersi nelle derive della nuova società, della nuova economia, delle vecchie e nuove eresie. Egli le ha ridato un senso apostolico. «Per lui si sono ripetuti gli antichi miracoli, quando, nel deserto di questo mondo, all’antica maniera, ma con mutato ordine, è stata piantata la vite fruttifera», dice ancora Tommaso da Celano nella Vita prima. Francesco ha voluto salvare le cose essenziali. E non ha voluto estendere la sua regola a tutta l’umanità. Desiderava solo condividerla con i suoi amici, coi suoi compagni. Ed essi mantennero desta un’inquietudine, un fermento buono anche di fronte all’ascesa del benessere, alla seduzione crescente del denaro, alle eresie. Di fronte, insomma, a quei grandi cambiamenti epocali.
(Ha collaborato Fabio Cristaldi)
FRA GIOVANNI

METTO IN EVIDENZIA CIò CHE HA SCRITTO FRA GIOVANNI NELLA CHAT:

Anno Pastorale 2008 – 2009.

LEGGI – RICORDA – PARTECIPA

Cari Ragazzi,

queste sono alcune date

alle quali vi chiedo di partecipare.

Fanno parte del percorso annuale

che insieme abbiamo condiviso.

Sabato 6, Domenica 7 e Lunedì 8 dicembre 2008
Casore Del Monte

Ritiro per i giovani in “Ricerca

“Poiché Egli ci ha fatto conoscere il disegno della sua volontà” Ef. 1,9

Lunedì 29 dicembre – Giovedì 1 gennaio 2009
Assisi

Incontro di fine Anno

“Con Francesco verso il nuovo anno”.

Sabato 17 – Domenica 18 Gennaio 2009
San Miniato

Convegno Regionale

“La fede in gesù Cristo: che responsabilità per un giovane di oggi”

Sabato 31 Gennaio 2009
San Miniato (o altra sede da concordare)

Incontro con gli animatori

“Da Una fede responsabile a una testimonianza di fede”

Giovedì 14 – Domenica 17 Maggio
Firenze

VIII° Centenario delle Origini dell’Ordine Francescano e dell’arrivo dei Francescani a Firenze.

Sabato 16 maggio e Domenica 17 – Giornata dedicata a tutti i giovani (vedi Volantino)

“La letizia e il ringraziamento”.

Sabato 30 – Domenica 31 Maggio / Lunedì 1 – Martedì 2 giugno
Roma

Pellegrinaggio di fine anno Pastorale nella Città dei santi Pietro e Paolo.

“alla ricerca dei testimoni della fede”

Sabato ore 17,00 Arrivi a San Miniato pernottamento San Miniato

Domenica ore 5,00 Partenza per Roma pernottamento Roma

Lunedì ore 20,00 Partenza per San Miniato pernottamento San Miniato

Martedì ore 12,00 Santa Messa Conclusiva e Pranzo a San Miniato

Responsabile di Pastorale Giovanile

Fra Giovanni Martini
25 ottobre
Scheda per i gruppi. Tema: La Fede.
Provincia dei Frati Francescani Minori Conventuali di Toscana.

Servizio di Pastorale Giovanile

Anno Pastorale 2008 – 2009

Introduzione:

Cari confratelli e cari animatori:

un saluto a voi tutti, gruppi parrocchiale e/o conventuale, che avere ripreso il proprio cammino pastorale insieme ai vostri animatori.

E’ necessario fare un po’ di cronaca per capire lo scopo di queste schede che vi verranno inviate.

Il 9 settembre scorso, fu organizzato nel nostro Convento di San Francesco in Pisa un incontro con gli animatori dei gruppi che fanno capo ai nostri conventi e alla nostra spiritualità francescana, al quale partecipò anche il Ministro Provinciale, p. Antonio di Marcantonio.

Hanno preso parte i rappresentanti dei gruppi di Pisa, di Tirrenia, di Massa, di Cascina, di Firenze e di Siena.

L’intervento di p. Antonio ci incoraggiava a fare un cammino di fede, nonostante la fatica di ogni giorno: ma consapevoli che siamo stati scelti da Dio e che ci invita ad essere suoi, a seguire Lui attraverso l’esperienza di vita di San Francesco.

Il Ministro provinciale ci invitava a portare avanti una Pastorale organica, intelligente e coraggiosa. Un servizio che deve mirare più all’efficacia che all’efficienza.

Dopo l’intervento del Ministro Provinciale abbiamo ascoltato le testimonianze dei vari gruppi cercando di vedere la difficoltà e la bellezza dei nostri ragazzi che si ritrovano ogni settimana.

Con l’ultimo incontro avvenuto a San Miniato mercoledì 15 ottobre c.m. abbiamo delineato le linee guida per il prossimo anno, tenendo in considerazione tutto ciò che ci è stato suggerito in questo mese dai vari gruppi.

“Con San Paolo e San Francesco alla riscoperta della nostra FEDE”

Schema:

Tema di Fondo: LA FEDE – fondamento Biblico e Teologale.

Tema Consequenziale LA RELAZIONE con Dio, con l’altro con me stesso.

Nel corso dell’anno affronteremo il Tema della FEDE nelle sue più svariate sfaccettature che verranno suggerite ogni mese fino a Giugno, mentre il tema della RELAZIONE ci accompagnerà fino a Gennaio.

Nel mese di Gennaio, nei giorni s. 17 e d. 18 faremo un Convegno sul TEMA:

“La Fede in Gesù Cristo: che responsabilità per un giovane di oggi !!”

Il convegno verrà organizzato nel nostro Convento di San Miniato (PI) al quale inviteremo a partecipare tutti i ragazzi con i rispettivi animatori. Sarà un momento di condivisione e di approfondimento su dei temi che insieme abbiamo deciso di affrontare.

Attraverso l’esperienza di San Paolo (anno Paolino) e di San Francesco (800 anni della Regola) l’obbiettivo è quello di comunicare ai nostri giovani la bellezza della Fede sottolineando che Dio non è qualcosa di antico o di lontano da noi, ma che si propone a noi per rileggere la nostra storia alla luce del Vangelo incarnato in Gesù Cristo; ci mette in Relazione con tutto ciò che è fuori da noi e che ci rende Responsabili, sia pure nel nostro piccolo, dell’incontro che ognuno di noi ha avuto con il Signore.

Schede per la programmazione degli incontri della Pastorale Giovanile: Mese di NOVEMBRE

(in ogni scheda verrà suggerito un brano tratto dalla Parola di Dio e in particolar modo dalle lettere di San Paolo, dalle Fonti Francescane.)

E’ bene che ogni ragazzo abbia la Bibbia, un blocnotes e una penna.

Struttura approssimativa degli incontri suddivisa in 4 incontri:

1° incontro: Lettura della Parola proposta e spiegazione

2° incontro: Attualizzazione della Parola: che cosa questa Parola mi dice a me, oggi…

3° incontro: Preghiera che ogni gruppo è chiamato ad organizzarsi. (Messa, Adorazione, etc…)

4° incontro: Festa e Testimonianza – può essere l’occasione per invitare un amico a mangiare,

con noi in parrocchia per es. , e per condividere con lui ciò che facciamo;

oppure mettere a disposizione il nostro tempo o il nostro denaro per varie iniziative alle quali veniamo a conoscenza….

Scheda introduttiva:

(Con questa scheda si da inizio al nostro percorso. Vi ricordo che queste schede vanno a tutti i gruppi e servono soltanto per portare avanti un tema comune a tutti i gruppi. Vi chiedo la collaborazione nel suggerire eventuali cambiamenti e di riportare per scritto lo svolgimento delle tematiche, soprattutto quanto viene condiviso nel 2 incontro: quello dell’attualizzazione).

LA FEDE: UN DONO GRATUITO

“Riconoscere Gesù come Signore”

1. Orazione iniziale
Vieni Spirito Santo, la mia vita è nella tempesta, i venti egoistici mi spingono dove non voglio andare, non riesco a resistere alla loro forza. Sono debole e privo di forza. Tu sei l’energia che da la vita, Tu sei il mio conforto, mia forza e mio grido di preghiera. Vieni Spirito Santo, svelami il senso delle Scritture, ridonami pace, serenità e gioia di vivere.

2. Lectio

a) Chiave di lettura:
Gesù con i discepoli si trovano sulla sponda del lago, al calar della notte, dopo la moltiplicazione dei pani. Parte del brano proposto è narrato anche da Marco (6,45-52) e da Giovanni (6,16-21). L’episodio di Pietro (vv. 28-32) si trova solo in Matteo. Alcuni commentatori sostengono che si tratti di un’apparizione di Gesù dopo la risurrezione (Lc 24,37). Vengono così adombrate le difficoltà della chiesa e la necessità di una fede più grande in Gesù risorto.

b) Una possibile divisione del testo:
Matteo 14,22-23: collegamento con la moltiplicazione dei pani
Matteo 14,24-27: Gesù cammina sulle acque
Matteo 14,28-32: l’episodio di Pietro
Matteo 14,33: la professione di fede

c) Testo:
Gesù cammina sulle acque e Pietro con lui (14,22-33)

[22]Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull’altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. [23]Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù.

[24]La barca intanto distava gia qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario. [25]Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. [26]I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: «E’ un fantasma» e si misero a gridare dalla paura. [27]Ma subito Gesù parlò loro: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». [28]Pietro gli disse: «Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque». [29]Ed egli disse: «Vieni!». Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. [30]Ma per la violenza del vento, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». [31]E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?».

[32]Appena saliti sulla barca, il vento cessò. [33]Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: «Tu sei veramente il Figlio di Dio!».

3. Momento di silenzio orante
desidero tacere e ascoltare la voce di Dio.

Alcune domande:
Nei momenti di buio e di tempesta interiore come reagisco? La presenza e l’assenza del Signore come si integrano in me? Quale posto ha in me la preghiera personale, il dialogo con Dio?
Cosa chiediamo al Signore nella notte oscura? Un miracolo che ci liberi? Una fede più grande? In quale atteggiamento rassomiglio a Pietro?

4. Meditatio: breve commento

Subito dopo ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull’altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla.
La moltiplicazione dei pani (14,13-21) potrebbe aver generato nei discepoli delle attese trionfalistiche riguardo al Regno di Dio. Pertanto Gesù ordina subito di allontanarsi. Egli”obbligò”, verbo insolito di forte significato. Il popolo acclama Gesù come profeta (Gv 6,14-15) e vuole farlo condottiero politico. I discepoli sono facili a fraintendere (Mc 6,52; Mt 16,5-12), c’è il rischio di lasciarsi trasportare dall’entusiasmo del popolo. I discepoli devono abbandonare questa situazione.
Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava ancora solo lassù.
Gesù si trova davanti ad una situazione nella quale la folla galileana si entusiasma per il miracolo e rischia di non comprendere la sua missione. In questo momento così importante, Gesù si ritira solitario in preghiera, come al Getsemani (Mt 26,36-46).
La barca intanto distava già qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario.
Questo versetto, nel quale si nota la barca, senza Gesù, in pericolo, si può avvicinare al v. 32 ove il pericolo cessa con la salita in barca di Gesù e Pietro.
Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare.
Gesù appare ai discepoli in modo insolito. Egli trascende i limiti umani, ha autorità sul creato. Si comporta come solo Dio può fare (Gb 9,8; 38,16).
I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: “È un fantasma” e si misero a gridare dalla paura.
I discepoli lottavano con il vento contrario, avevano trascorso una giornata emozionante, e ora una notte insonne. Nella notte (tra le tre e le sei), in mezzo al mare, sono proprio spaventati al vedere uno che va loro incontro. Non pensano alla possibilità che possa essere Gesù. Hanno una visione troppo umana, credono ai fantasmi (Lc 24,37). Il Risorto ha vinto invece le forze del caos rappresentato dai flutti del mare.
Ma subito Gesù parlò loro: “Coraggio, sono io, non abbiate paura”.
La presenza di Gesù allontana ogni paura (9, 2.22). Dicendo “sono io” evoca la sua identità (Es 3,14) e manifesta il potere di Dio (Mc 14,62; Lc 24,39; Gv 8,58; 18,5-6). La paura si vince con la fede.
Pietro gli disse: “Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque”.
Pietro sembra volere ancora una conferma della presenza di Gesù. Chiede un segno.
Ed egli disse: “Vieni!”. Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù.
Pietro è disposto comunque a rischiare uscendo dalla barca e cercando di camminare su quelle onde agitate, in mezzo al vento impetuoso (v.24). Egli affronta il rischio di credere alla Parola: vieni!
Ma per la violenza del vento, s’impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: “Signore, salvami!”.
Occorre però anche la perseveranza nella scelta di fede. Le forze contrarie (il vento) sono tante, c’è il rischio di soccombere. La preghiera di supplica lo salva.
E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?”.
Pietro non è lasciato solo nella sua debolezza. Nelle tempeste della vita cristiana non siamo soli. Dio non ci abbandona anche se apparentemente è assente o non fa nulla.
Appena saliti sulla barca, il vento cessò.
Appena Gesù sale sulla barca le forze del male cessano. Le forze degli inferi non prevarranno su di essa.
Quelli che erano sulla barca gli si prostrarono davanti, esclamando: “Tu sei veramente il Figlio di Dio!”
Ora avviene quella professione di fede che era stato preparato nell’episodio precedente della moltiplicazione dei pani, purificato con l’esperienza dell’allontanamento dal Pane di vita eterna (Gv 6,1-14). Anche Pietro ora può confermare i fratelli nella fede, dopo la prova.

5 approfondimento personale

Gesù, uomo di preghiera
Gesù prega nella solitudine e nella notte (Mt 14,23; Mc 1,35; Lc 5,16), all’ora dei pasti (Mt 14,19; 15,36; 26,26-27). In occasione di eventi importanti: per il battesimo (Lc 3,21), prima di scegliere i dodici (Lc 6,12), prima di insegnare a pregare (Lc 11,1; Mt 6,5), prima della confessione di Cesarea (Lc 9,18), nella trasfigurazione (Lc 9,28-29), nel Getsemani (Mt 26,36-44), sulla croce (Mt 27,46; Lc 23,46). Prega per i suoi carnefici (Lc 23,34), per Pietro (Lc 22,32), per i suoi discepoli e per coloro che li seguiranno (Gv 17,9-24). Prega anche per se stesso (Mt 26,39; Gv 17,1-5; Eb 5,7). Insegna a pregare (Mt 6,5), manifesta un rapporto permanente con il Padre (Mt 11,25-27), sicuro che non lo lascia mai solo (Gv 8,29) e lo esaudisce sempre (Gv 11,22.42; Mt 26,53). Ha promesso (Gv 14,16) di continuare a intercedere nella gloria (Rm 8,34; Eb 7,25; 1 Gv 2,1).

6. Ringraziamento

Benedirò il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.

Io mi glorio nel Signore,
ascoltino gli umili e si rallegrino.

Celebrate con me il Signore,
esaltiamo insieme il suo nome.

Ho cercato il Signore e mi ha risposto
e da ogni timore mi ha liberato.

Guardate a lui e sarete raggianti,
non saranno confusi i vostri volti.

Questo povero grida e il Signore lo ascolta,
lo libera da tutte le sue angosce.

L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono e li salva.

Gustate e vedete quanto è buono il Signore;
beato l’uomo che in lui si rifugia.

Preghiera del Padre nostro

Signore Gesù a volte siamo pieni di entusiasmo e dimentichiamo che sei Tu la fonte della nostra gioia. Nei momenti di tristezza non ti cerchiamo o vogliamo un tuo intervento miracoloso. Ora sappiamo che non ci abbandoni mai, che non dobbiamo avere paura. La preghiera è anche la nostra forza. Aumenta la nostra fede, siamo disposti a rischiare la nostra vita per il tuo Regno. Lo chiediamo a Te che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Amen

Benedizione.

c. Il Signore sia con voi.

a. E con il tuo spirito.

c. Vi Benedica Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo.

a. Amen.

(se non c’è il sacerdote)

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male

E ci conduca alla vita eterna. (ognuno si fa il segno della Croce)

Amen

Camminare sull’acqua

Si racconta questo scherzo fra alcune persone presso un lago. Erano stanchi ed avevano sete. Ma che vedono? In mezzo al lago una barchetta con della birra. Dicono ad un uomo: “Se hai fede, cammina sull’acqua e portaci da bere!. Andò e portò da bere. Poi venne il turno del secondo. Anche lui andò e prese la birra. Poi mandarono il terzo, ma cadde nell’acqua. I due precedenti si guardarono male e si rimproverarono: “Dovevamo dirgli dove sono i sassi su cui mettere i piedi! ” .
li miracolo di Gesù che cammina sull’acqua e poi invita anche san Pietro a seguirlo sembra strano. È di un altro stile rispetto agli altri. Normalmente Gesù guarisce i malati, apre gli occhi ai ciechi, risuscita i morti. Si tratta cioè sempre di un aiuto caritatevole nei confronti di uno che è in mi- seria. Camminare sull’acqua suona come una favola. Quando gli studenti posero questa obiezione al catechista, questi rispose sorridendo: “Tutti gli altri miracoli sono a favore di qualche persona in particolare, quest’ultimo è per tutti noi, dato che tutta la nostra vita è un cammino sull’acqua e noi ci meravigliamo di non annegare ogni momento”.
Dietro una risposta cosi scherzosa si nasconde una seria esperienza. Chi di noi non vorrebbe avere la terra ferma sotto i piedi quando intraprende un’opera importante, quando costruisce la casa e programmala vita. Nel linguaggio moderno, si parla di assicurazione sociale per la malattia, per la vecchiaia, contro gli incidenti in macchina, ecc. Pagare un ‘ assicurazione è una grande spesa, ma lo consideriamo necessario, bisogna risparmiare altrove.
Eppure, non si può assicurare tutto. Non esiste una polizza per la fedeltà matrimoniale, per la felicità familiare, per l’ amicizia o per tutto quello che ci rende felici. Per tutto questo andiamo avanti come sull’acqua. A che cosa appoggiarsi?
li motivo dei salmi e di tutto l’ Antico Testamento si ripete sempre: Dio solo è il nostro rifugio, la roccia in mezzo alle onde del mare (d Sal 39,3). Lo esprime la parola ebraica che indica la fede, amen, che conosciamo dalla conclusione del- le nostre preghiere: è cosi, cosi crediamo e ne siamo certi. Su questa ferma fede si appoggiavano i fedeli israeliti, nonostante la loro storia sia stata piena di incertezze, di persecuzioni, di guerre, occupazioni ed esili. Vedevano che le grandi potenze militari attorno a loro crollavano. Dove so- no gli egiziani, i siri, i babilonesi? Come può resistere il piccolo popolo degli ebrei? Ma i salmi insistono: “Signore, quanti sono i miei oppressori! “. Eppure il salmista conserva1a fede ferma: “lo mi corico e mi addormento. ..Non te- mo la moltitudine di genti che contro di me si accampano” (Sal3,lss).
Questo atteggiamento biblico differisce dalla mentalità odierna che dà tanta importanza all’opinione pubblica. Si suppone che bisogna prima riorganizzare tutta la società e soltanto dopo un individuo potrà essere sicuro in uno stato certo della sua forza. I finanzieri si appoggiano sulla fer- mezza della situazione economica, i tecnici sulla solidità del materiale con cui lavorano, ecc. Una nave può prende- re il mare solo dopo numerose verifiche e, se partisse sen – za i dovuti controlli, il capitano sarebbe considerato colpevole di eventuali sciagure.
Al contrario, nelle vite dei santi leggiamo numerosissimi esempi di come essi furono salvati nelle più disparate situazioni soltanto dalla fede in Dio. Don Bosco cominciò a costruire una chiesa con una sola monetina in tasca. È prudente mettersi in cammino sul mare dei debiti da pagare? Un sacerdote volle imitare Don Bosco e la costruzione del- la chiesa fini in rovina, perchè non lo aiutarono le sue fervide prediche sulla fede in Dio. Certo è che san Pietro si mi- se a camminare sul mare solo dopo che Gesù l’ aveva espressamente invitato a farlo. Ma Gesù non invita tutti allo stes- so modo. Invocare l’aiuto miracoloso di Dio senza concordarsi prima con la sua volontà, significa tentare Dio.
Ma anche nonostante tutte le normali assicurazioni umane, la nostra vita rimane un cammino sull’acqua. Quanti peri- coli ci minacciano ogni momento! Chi ci pensa rimane impressionato. Il timore, poi, è un cattivo compagno, paralizza l’ attività. Come liberarsene? Ci sono persone coraggiose che si consolano con il detto: la fortuna aiuta gli audaci. ‘ Sempre? Chissà! Anche a questi, quindi, si consiglia di essere prudenti e non rischiare.
Ma quale posizione dobbiamo prendere noi? Non è una soluzione dire: bisogna essere per metà timidi e per l’ altra metà coraggiosi. n cristianesimo ci insegna ad essere sia timidi che , coraggiosi, ma in un modo particolare. Dobbiamo essere timidi, cioè avere paura di non rispettare la volontà di Dio. È l’unica paura che non contraddice il coraggio. Chi è sicuro di ciò che Dio vuole da lui, con una fede salda può rischia- re ogni pericolo. Compiendo la volontà divina lavoriamo insieme con Dio, si unisce il lavoro dell’uomo e di Dio e Dio stesso proteggerà la sua opera.
Quando, dopo la pentecoste, gli apostoli cominciarono a fondare la Chiesa a Gerusalemme, l’opera di questi pesca- tori somigliava davvero a camminare sull’acqua. Tanto più la missione di Pietro e Paolo a Roma. Eppure oggi constatiamo che la Chiesa cominciò con un passo fermo a conquistare il mondo. E la contraddizione iniziale si ripete ad ogni secolo. Siamo ormai abituati a sentire queste lamentele: quanti cristiani sono rimasti? Dove va il cristianesimo? Voltaire si vantava di poter dimostrare al mondo che un solo pensatore illuminato sarebbe stato sufficiente a distruggere tutta la struttura ecclesiastica. Ma chi lo legge ancora?
La Chiesa celebra i suoi concili e le sue feste, va avanti sicura in un futuro incerto. Dubbi simili sorgono anche quando si forma una famiglia. Andrà bene? Resteranno entrambi fedeli? Avranno figli sani e ben formati? Quanta incertezza, ma d’ altra parte la constatazione: quante buone famiglie con l’aiuto di Dio ci sono nel mondo! Anche durante il lavoro ci sentiamo spesso come quelli che camminano sull’acqua: riusciremo? Rispondiamo: “Con l’aiuto di Dio”. Quando guardiamo in- dietro per riflettere sulla vita passata, spesso ci appare come un grande miracolo per il quale dobbiamo essere riconoscenti a Dio.

Domenica abbiamo dato una nuova Luce al nostro riflettere.

Se in questo periodo affrontiamo le relazioni: relazioni vissute e da vivere, relazioni presenti e desiderate, relazioni importanti o che possono diventarlo… se in questo periodo cerchiamo di riflettere su tutto questo, non possiamo dimenticare che è solo la parola di Dio, il Suo sgurado che ci può illuminare e può dare un senso ai nostri affetti e alle nostre relazioni!

Buona vita ragazzi, e lasciatela illuminare da Lui…

un bacione, Federica

a

 

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