Pensavamo fosse carino raccogliere i testi dei momenti di preghiera che affrontiamo la domenica sera, così che possiate, volendo, rileggerli durante la settimana… questa pagina è destinata a questo!

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DOMENICA 25 MAGGIO – 3° INCONTRO SULL’ACCOGLIENZA – CORPUS DOMINI

Capire l’ Eucarestia

Tutti: Padre tu hai voluto che il dono interiore dello Spirito

fosse accompagnato da un segno vivo ed efficace

del dono che Gesù ha fatto della propria vita a te e ad ogni uomo.

Luca 22, 19 – 20

Poi, preso un pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me». Allo stesso modo dopo aver cenato, prese il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che viene versato per voi».

Lettore: L’evento che fonda l’Eucarestia è dunque la morte e resurrezione di Cristo. Un fatto storicamente accaduto una volta per sempre di cui l’Eucarestia è memoriale, ossia, non un semplice ricordo di un avvenimento passato e inattuale ma una memoria che mentre annuncia, rende presente l’evento stesso. Nella Messa, mentre facciamo memoria della Pasqua di Cristo, è reso presente tale mistero. Grazie al sacramento dell’Eucarestia, noi diventiamo misteriosamente contemporanei del sacrificio che Cristo ha offerto una volta per tutte sulla croce.

Tutti: Ogni volta che noi obbediamo al comando di Gesù

e facciamo memoria di lui

siamo realmente visitati dalla presenza del Signore:

non solo possiamo contemplare la croce,

ma diventiamo una cosa sola con Gesù crocifisso.

Non solo possiamo aspirare ad una fraternità più sincera con ogni uomo,

ma diventiamo una cosa sola con Gesù,

che di ogni uomo è fratello e per ogni uomo ha dato la vita.

Lettore: Un primo significato spirituale dell’Eucarestia è quello di ricevere Gesù che si offre per noi. A questo punto sorge spontanea questa domanda: Ma cosa accade quando riceviamo Gesù? Cristo si lascia mangiare da noi, e noi, mangiandolo, diventiamo un’unica cosa con Lui. Si realizza così l’unione intima tra noi e Gesù.
Così Cristo entra in noi e può agire attraverso di noi.
Le tue mani diventano le mani di Cristo perché Lui possa operare attraverso di te. I tuoi piedi divengono i piedi di Cristo perché possa camminare sulle strade di oggi. Il tuo cuore si apre sempre di più alla sua presenza perché un po’ alla volta Lui possa amare in te.

Vivere l’Eucarestia

Tempo di riflessione personale:

- Desidero accogliere questo dono?

- Cosa posso fare per vivere al meglio questo momento di comunione con il Signore?

Tutti: Signore non è cosa da poco che tu ci consegni

il mistero del tuo Corpo e del tuo Sangue.

Signore, tu lo affidi alle nostre mani tanto fragili!

Come puoi porre un tesoro così prezioso

nelle mani di gente distratta e svogliata,

che pensa spesso ad altro durante la Messa?

Signore, fa che ti riconosciamo

nell’Eucarestia.

Insegnaci a ringraziarti

ogni giorno della nostra vita.

Fa che ogni Messa sia un passo avanti per capire chi sono:

una persona che hai amato fino al punto da dare le tua vita…

Lettore: Ma tutto questo non basta. Se all’Eucarestia non corrisponde una vita autenticamente cristiana, è semplice fariseismo. La tua partecipazione è vera solo quando ciò che celebri impegna il tuo quotidinano, quando esiste un circolo virtuoso tra la tua vita e la Messa, tra la Messa e la tua vita. Il peccato mortale delle nostre Eucarestie sta proprio nel fatto che esse non c’entrano nulla con quello che facciamo durante la settimana. Sono come delle parentesi tra le nostre faccende

La vita nell’Eucarestia
Segno

Il modo migliore per partecipare dell’Eucarestia è quello di portare qualcosa di se stessi da unire all’offerta di Cristo. Per questo portiamo all’altare alcuni oggetti del nostro quotidiano per convertire in un dono al Signore ciò che facciamo nella nostra vita.

L’Eucarestia nella vita

Lettore Fatto il primo passo di portare la propria vita nella Messa, ne occorre uno inverso: quello di portare la Messa nella vita. Ciò comporta l’impegno di proseguire la nostra celebrazione al di là del portone della chiesa, di continuare il nostro gesto di offerta al Padre nel proprio quotidiano.

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DOMENICA 11 MAGGIO – 1° INCONTRO SULL’ACCOGLIENZA.

Dalla lettera alla comunità cristiana di Filippi (2, 3-16)

Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri. Abbiate in voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù, il quale, pur essendo di natura divina,non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l’ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre.

Riflessione personale

Preghiera

Signore, quando ho fame,

Mandami qualcuno da sfamare.

Quando ho sete,

mandami qualcuno da dissetare.

Quando ho freddo,

mandami qualcuno da scaldare.

Quando sono triste,

mandami qualcuno da consolare.

Quando sono povero,

mandami qualcuno più povero di me.

Quando non ho tempo,

mandami qualcuno da ascoltare.

Quando mi sento incompreso,

mandami qualcuno da abbracciare.

Quando sono scoraggiato,

mandami qualcuno da incoraggiare.

Quando sono umiliato,

mandami qualcuno da lodare.

Quando non mi sento amato,

mandami qualcuno da mare.


A coloro che soffrono nel corpo

Ognuno prenda la sua croce e mi segua.
(Mc 8,34)

Carissimi,
non scrivo per consolarvi. Anche perché so bene quanto fastidio vi diano le declamazioni di coloro che, sentendosi sempre in dovere di spendere qualche buona parola con voi, ricorrono ai prontuari dei più indisponenti fraseggi.
Non è di compatimento che avete bisogno. Prima di tutto, perché il compatimento è una spartizione fittizia del dolore. Poi, perché vi toglie la fierezza di rimaner soli sulla croce. E infine, perché rischia di fermarsi alla soglia delle parole.
Al paraplegico che sta inchiodato su una sedia a rotelle, che sollievo può dare il sermone di circostanza fatto da chi magari, subito dopo, deve correre in palestra per una partita di basket?
Al1’handicappato che ti interpella sui grandi perché della vita, e vuol rendersi conto delle ragioni misteriose che stanno all’origine della sua sfortuna che conforto possono recare i luoghi comuni tratti dai repertori della compassione?
A chi è ridotto all’impotenza da una malattia irreversibile o da un improvviso declino della salute da un fatale incidente sulla strada, e ti pone la suo moda domanda del ‘che ci sto a fare più sulla terra’
quale aiuto possono dare le tue maldestre citazioni bibliche?
Davanti a chi soffre come voi, l’atteggiamento più giusto sembrerebbe quello del silenzio.
Però, anche il silenzio può essere frainteso o come segno di imbarazzo, o come tentativo di rimozione del problema.
E allora, tanto vale parlarne. Semmai, con pudore. Chiedendovi scusa per ogni parola di troppo. Come. per esempio, una parola di troppo potrà sembrare il segreto che vi confido sulla mia consuetudine con questa preghiera che recito ogni mattina.
Padre mio, io mi abbandono a te.

Fa’ di me ciò ci’ ti piace.

Qualsiasi cosa tu faccia di me, io ti ringrazio.

Sono pronto a tutto. Accetto tutto.

Purché la tua volontà sia fatta in me e in tutte le tue creature.

Non desidero altro, mio Dio. Rimetto la mia anima nelle tue mani.

Te la dono, mio Dio, con tutto l’amore del mio cuore, perché ti amo.

Ed è per me una necessità di amore donarmi e rimettermi nelle tue mani.

Senza misura, con infinita fiducia. Perché tu mi sei padre.

E una preghiera difficile, lo ammetto. Forse è stata difficile anche per Charles de Foucauld che l’ha composta. Questo brillante ufficiale di cavalleria, amante della vita eppure spinto a fare un cammino di conversione nelle aridità del deserto, non poteva mai immaginare che un giorno sarebbe caduto assassinato da un beduino mentre era assorto in adorazione davanti al Santissimo Sacramento. Ebbene, ciò che l’ha reso celebre non è stato il suo martirio, quanto quella preghiera di abbandono.
E una preghiera difficile, lo ammetto.
Forse è difficile pure per voi, piagati nel corpo, che tremate a pronunciarla anche dopo che la prova vi è già caduta addosso. Tutto sommato, potrebbe essere una preghiera di comodo, sapendo che a ribellarvi non è che cambiereste la vostra situazione, anzi, accettandovi, potreste cambiare addirittura in preziosissimi assegni circolari le stigmate del vostro fallimento umano.
Ma quando si soffre, è difficile fare di necessità virtù, se non viene una forza dall’alto. Al massimo, ci si può rassegnare. Stoicamente. Col sarcasmo sulle labbra, che spesso è peggio della bestemmia.
Ed eccomi allora chiamato dal mio dovere di vescovo ad additarvi con fermezza lo scandalo della Croce.
Dire che col vostro dolore contribuite alla salvezza del mondo, può sembrarvi letteratura consolatoria.

Ricorrere alle frasi fatte degli occhi che vedono bene solo attraverso le lacrime, può essere inteso, se non proprio come un insulto gratuito, almeno come un ritrovato sterile della saggezza umana.
Accennarvi che, in fondo, ognuno si porta dentro il suo carico di dolori e che, tutto sommato, non siete poi così soli come sembra, potrebbe accrescere il vostro sdegno.
Aggiungere che un giorno sarete schiodati pure voi dalla croce, può apparire uno scampolo di quell’eloquenza mistificatoria che non convince nessuno.
Ma dirvi che sulla croce un giorno ci è salito un uomo innocente, e che sul retro della croce c’è un posto vuoto dove un altro innocente è chiamato a far compagnia ai rantoli di Cristo, appartiene al messaggio inquietante, eppur dolcissimo, che un ministro della Parola non può nè accorciare nè mettere tra parentesi.
Quel posto è tuo, Ignazio, paralizzato per sempre; e di nessun altro.
E tuo, Ruggero, che ti trascini a tentoni per la casa e mugoli parole indistinte. Chiamalo, il tuo Signore:
è un nome breve. Non può non sentirti: è inchiodato appena dietro di te.
Quel posto è tuo, Giuseppe, che ti portano da una clinica all’altra per un male incurabile e hai solo trent’anni: non fare lo sbaglio di rinunciare a quel posto.
E tuo, Nadia, splendida bambina: non cederlo a nessuno.
Forse un giorno quel posto sarà mio. O lo è già da adesso, ed è solo l’esemplarità del vostro martirio più grande che me ne rende agevole il tormento.
Non fosse altro che per questo, vorrei dirvi: grazie!
Ma grazie soprattutto perché, se è vero che dobbiamo adorare e benedire Gesù Cristo che con la sua santa croce ha redento il mondo, è altrettanto vero che, in cooperativa con lui, voi ci avete comprato le gioie che fanno fremere il mondo: le sue canzoni, le sue attese di libertà, le sue esplosioni di luce, i suoi tripudi di vita, le sue ansie di festa senza tramonti, le sue speranze di cieli nuovi e terre nuove.
Sapete che vi dico?
Il mattino di Pasqua, nella corsa verso il sepolcro, voi sarete più veloci di tutti, e ci precederete come Giovanni. E forse vi fermerete sulla soglia, per farci vedere «le bende per terra e il sudano piegato in disparte».
E l’ultima carità che ci aspettiamo da voi.
Un abbraccio.
don Tonino

Da ‘PIETRE DI SCARTO’ don Tonino Bello

Oratorio San Francesco 24-02 2008 Ciclo di incontri sul tema dell’ “Eutanasia”

“FARSI PROSSIMO DI FRONTE ALLA SOFFERENZA ALTRUI”

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 10,29-37)

«Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno. Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Và e anche tu fà lo stesso».

Dalla lettera apostolica “Salvifici Doloris” di Giovanni Paolo II sul senso cristiano della sofferenza umana

La sofferenza, presente nel mondo umano, è lì per sprigionare nell’uomo l’amore, quel dono disinteressato del proprio io in favore di altri uomini… il mondo della sofferenza invoca senza sosta un altro mondo: quello dell’amore umano e disinteressato, che si desta nel cuore e nelle opere, l’uomo lo deve in un certo senso proprio grazie alla sofferenza…(questa non è poesia perché) nel corso dei secoli questa attività ha assunto forme istituzionali organizzate e costituisce un campo di lavoro professionale. Quanto è da buon samaritano la professione del medico o dell’infermiera o altra simile! In ragione del contenuto evangelico racchiuso in essa, siamo inclini a pensare piuttosto a una vocazione che non a una semplice professione…eppure nessuna istituzione può da sola sostituire il cuore umano, la compassione umana, l’amore umano, l’iniziativa umana, quando si tratti di farsi incontro alla sofferenza dell’altro. Questo si riferisce alle sofferenze fisiche, ma vale ancor di più se si tratta delle molteplici sofferenze morali…

Dal Salmo 26

Rit. Il Signore è il mio rifugio nell’ora della prova.

Il Signore è mia luce e mia salvezza,

di chi avrò paura?

Il Signore è difesa della mia vita,

di chi avrò timore?

Una cosa ho chiesto al Signore,

questa sola io cerco:

abitare nella casa del Signore

tutti i giorni della mia vita,

per gustare la dolcezza del Signore

ed ammirare il suo santuario.

Egli mi offre un luogo di rifugio

nel giorno della sventura.

Mi nasconde nel segreto della sua dimora,

mi solleva sulla rupe.

Ascolta, Signore, la mia voce.

Io grido: Abbi pietà di me! Rispondimi.

Di te ha detto il mio cuore: «Cercate il suo volto».

Il tuo volto, Signore, io cerco:

non nascondermi il tuo volto,

non respingere con ira il tuo servo.

Sei tu il mio aiuto, non lasciarmi,

non abbandonarmi, Dio della mia salvezza.

Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato,

ma il Signore mi ha raccolto.

Preghiera di domenica 13 gennaio ‘08

Dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo Gesù dalla Galilea andò al Giordano da Giovanni per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Io ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me?». Ma Gesù gli disse: «Lascia fare per ora, poiché conviene che così adempiamo ogni giustizia».
Allora Giovanni acconsentì.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio scendere come una colomba e venire su di lui. Ed una voce dal cielo disse: «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto».

l puzzle
(Bruno Ferrero)

Durante l’assenza della moglie, un importante uomo d’affari dovette rimanere in casa per badare ai due scatenatissimi bambini. Aveva un’importante pratica da sbrigare, ma i due piccoli non lo lasciavano in pace un istante.
Cercò così di inventare un gioco che li tenesse occupati un po’ di tempo. Prese da una rivista una carta geografica che rappresentava il mondo intero, una carta complicatissima per i colori dei vari stati. Con le forbici la tagliò in pezzi minutissimi che diede ai bambini, sfidandoli a ricomporre il disegno del mondo. Pensava che quel puzzle improvvisato li avrebbe tenuti occupati per qualche ora.
Un quarto d’ora dopo, i due bambini arrivarono trionfanti con il puzzle perfettamente ricomposto.
“Ma come avete fatto a finire così in fretta?”, chiese il padre meravigliato.
“E’ stato facile”, rispose il più grandicello. “Sul rovescio c’era una figura di un uomo. Noi ci siamo concentrati su questa figura e, dall’altra parte, il mondo si è messo a posto da solo”.

Il saggio Bayazid diceva: «quando ero giovane ero un rivoluzionario e tutte le mie preghiere a Dio erano: “Signore, dammi la forza di cambiare il mondo”. Quando ero ormai vicino alla mezza età e mi resi conto che metà della mia vita era passata senza che avessi cambiato nulla, mutai la mia preghiera in: “Signore, dammi la grazia di cambiare tutti quelli che sono in contatto con me. Solo la mia famiglia e i miei amici, e sarò contento”.
Ora che sono vecchio e i miei giorni sono contati, comincio a capire quanto sono stato sciocco. La mia sola preghiera ora è: “Signore, fammi la grazia di cambiare me stesso”. Se avessi pregato così fin dall’inizio non avrei sprecato la mia vita».
Se ognuno pensasse a cambiare se stesso, tutto il mondo cambierà.

segno-puzzle

Signore, insegnami a scommettere la mia vita
Signore
io vorrei essere di quelli
che rischiano la loro vita
che donano la loro vita.
A che serve la vita, se non per donarla?
Signore
tu che sei nato fra i disagi di un viaggio
tu che sei morto come un malfattore
liberami dal mio egoismo
e dal mio quieto vivere.
Affinché segnato dal segno della Crose
io non abbia paura della vita di sacrificio.
Rendimi disponibile per la bella avventura
alla quale tu mi chiami.
Devo impegnare la mia vita, Gesù,
sulla tua parola.
Devo mettere in gioco la mia vita, Gesù
sul tuo Amore.
Gli altri possono essere ben saggi,
tu mi hai detto di essere folle.
Gli altri credono all’ordine,
tu mi hai detto di credere all’Amore.
Gli altri pensano a risparmiarsi,
tu mi hai detto di dare.
Gli altri si sistemano,
tu mi hai detto di camminare
e di essere pronto.
Alla gioia e alla sofferenza,
alle vittorie e alle sconfitte,
di non mettere la fiducia in me, ma in te,
di giocare il gioco cristiano
senza preoccuparmi delle conseguenze.
Ed infine di rischiare la mia vita,
contando sul tuo Amore.

(per l’animatore) Dare valore all’altro
don Maurizio Prandi

Quella del Battesimo del Signore è la celebrazione che chiude il Tempo di Natale ed è, come sapete bene, memoria di una delle tre epifanie, manifestazioni del Signore: dà inizio alla vita pubblica di Gesù ed è insieme evento di rivelazione. Sembra strano il contrasto tra la liturgia di sette giorni fa quando abbiamo trovato Gesù ancora Bambino, adorato da persone importanti come i Magi e la liturgia di oggi: Gesù ormai adulto e in compagnia di meno favolosi personaggi. Ma è davvero bello che il contrasto sia solo apparente, perché torna quel verbo, camminare, che la notte e il giorno di Natale ci siamo consegnati, che domenica scorsa ci siamo consegnati. Anche in questo racconto infatti, come nella narrazione dell’epifania, possiamo osservare lo svolgersi di un cammino che è suddiviso in diverse tappe e si conclude con un riconoscimento. I Magi si sono mossi perché, scrutando il cielo, hanno visto una stella. Quelli che vanno a farsi battezzare da Giovanni si muovono perché, guardando dentro di se’, hanno visto l’assenza di una stella…mi piace questo movimento, legato alla coscienza del proprio peccato, legato al sentirsi sempre un po’ dispari, nei confronti di Dio e nei confronti dei fratelli. Ogni volta che ci scopriamo sedentari (ed è già una grazia del cielo scoprirsi sedentari perché il più delle volte ci crediamo in cammino) è perché siamo ben sistemati nelle nostre certezze: nei confronti di Dio, perché abbiamo le nostre devozioni, e nei confronti dei fratelli e delle sorelle perché comunque, in difetto sono sempre gli altri, che non ci capiscono, che ce l’hanno con noi e per questo rimaniamo lì e non andiamo loro incontro. Quante stelle non sono accese dentro di me… la stella della relazione, la stella dell’accoglienza, la stella della solidarietà, la stella della compassione, la stella dell’andare verso gli altri appunto… E’ soltanto questo senso dell’incompiutezza interiore che ci mette in cammino per cambiare, per convertirci…Dice don Pozzoli: L’uomo si rivela là dove c’è un’esistenza in cui si intrecciano sentimenti vitali come l’inquietudine, la nostalgia, l’invocazione, il grido, la speranza… anche la vergogna può essere un elemento attivo, che mette in movimento; se manca questo tipo di esperienza, a che serve una fede religiosa? Vale più un uomo senza battesimo che un battesimo senza l’uomo. Non voglio scandalizzare nessuno, ma là dove c’è un uomo ferito dalla propria povertà morale, c’è anche un cammino che porta verso spazi nuovi di libertà, verso una vita nuova, diversa. Allora, anche noi possiamo metterci in fila quest’oggi, per chiedere a Dio una nuova nascita, consapevoli che la stella manca nel nostro cuore e invece vogliamo che sia ben accesa. E i cieli che si aprono sul Figlio, Dio vuole che siano aperti anche per noi e su di noi perché possiamo ascoltare la voce che il Padre fa giungere al nostro cuore: “Anche in te ho messo il mio amore, anche tu sei il prediletto, ai miei occhi sei unico, sei unica, sei insostituibile… niente potrà modificare l’amore che ho per te…”
Allora una prima intuizione importante per noi oggi: nel mistero del Battesimo di Gesù presso il Giordano è nascosta una stupenda verità: siamo tutti immersi in una condizione di miseria e di oscurità (manca la stella), ma su di noi brilla la luce di un Dio che come Padre si ostina ad amarci.

Clicca per leggere tutti i post di Momenti di Preghiera.

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Commenti Recenti

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Non mi è chiara una cosa.. cosa volete metere in questa pagina :)
Dunque: se postiamo qua i momenti importanti e gli spunti di riflessione sul blog non ci va quasi più nulla.
Per cui proporrei di fare una categoria a parte (tipo appunto Momenti di Preghiera) nella quale postare i post di questo tipo. In questo modo per visualizzarli basterà cliccare sulla categoria.
(Provvederò ad aggiungere un elenco di categorie nella barra a sinistra appena posso).

Fatemi sapere cosa ne pensate.

Scusa Gimmy, ho visto solo ora il tuo commento… Allora, qui va il testo completo della preghiera per chi la volesse leggere in toto (assenti e/o volenterosi), nel post del giorno facciamo un flash per ricordarvi qualcosa… uno spunto per essere coerenti… ok? Comunque ora che abbiamo sia un inserimento nella pagina che un post credo sarà più chiaro… Baci!

Un saluto da Catania a quelli dell’oratorio,
è stata per me una piacevole sorpresa la segnazazione del Vs sito come new dall’e-mail di SITICATTOLICI, nella quale ogni settimana ci sono decine di nuovi siti.

vedendo la foto ho riconosciuto a tanti che ho avuto piacere di conoscere a Pisa.

Auguri per il Sito e lode al Signore.

Salvo