A grande richiesta ecco la pagina dove inserire i testi delle COSE che facciamo, tipo veglie recite e cose del genere… così potete stamparvele…
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Naturalmente in questa pagina i testi non resteranno ad oltranza… è solo uno spazio funzionale alle cose che facciamo.
RECITA PER LA DOMENICA DELLE PALME
PERSONAGGI E INTERPRETI
Giovanni Battista: Ettore
Sposi delle nozze di Cana: Gimmy e Linda
Samaritana: Allegra
Donna emoroissa: Kety
Il ragazzo dei cinque pani e due pesci: Niccolò
Il cieco nato: Tatti
Il sacerdote Anna: Jesus
Giuda Iscariota: Giulio
Giovanni evangelista: Giovanni
Tommaso: Riglio
Pietro: Della
Paolo: Gimmy / Dinisi
GUIDA: 2000 anni fa, la salvezza è venuta in mezzo a noi.
Questa rappresentazione sacra vuole raccontare come la salvezza si è manifestata, in altre parole attraverso i segni, i segni della salvezza.
Ascolteremo ora una serie di personaggi, alcuni famosi, altri completamente anonimi, nei quali la gloria di Dio si è riflessa.
Cercheremo di andare per ordine cronologico, ricordando che i segni che narreremo saranno sia di manifestazione della Parola di Dio sia di prodigi.
GIOVANNI BATTISTA
G.: Ascolteremo adesso il personaggio che ha annunciato la venuta del Messia, Giovanni Battista… (pausa)
Giovanni Battista può dirci il ruolo che lei ha avuto, in questo grande progetto di salvezza di Dio?
G.B.: Io ho cercato di stimolare il mio popolo Israele, perché si preparasse all’incontro con il Messia.
Gridavo: “Cambiate vita, il regno di Dio è vicino!”
E la gente si immergeva nel fiume Giordano, confessava il proprio peccato contro Dio, e io li battezzavo con l’acqua del fiume, segno di purificazione per noi israeliti.
G.: Puoi raccontarci l’incontro con Gesù al Giordano?
G.B.: Quando venne Gesù rimasi sorpreso e gli dissi: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te e tu vieni da me? Gesù mi rispose:
“Lascia fare ora, è bene che facciamo la volontà di Dio fino in fondo”.
Gesù non aveva bisogno di purificarsi ma s’immerse lo stesso nelle acque del Giordano, perché lui stesso, con la sua presenza, purificasse le acque del fiume e così tutte le acque usate per battezzare, affinché ogni persona battezzata nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, s’immergesse nella grazia santificante di Dio.
G.: Giovanni Battista, vuoi dire qualcosa a noi che siamo battezzati, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo?
G.B.: Vivete pienamente il vostro battesimo. Siete immersi nella grazia di Dio, affidatevi a lui non vi deluderà!
G.: Grazie Giovanni Battista per le tue commoventi parole.
SPOSI DELLE NOZZE DI CANA
G.: I personaggi che chiameremo adesso non sono molto famosi, ma certamente sono testimoni interessati dei segni della salvezza… (pausa)
Si presentino gli sposi delle nozze di Cana.
Sposi: Eccoci.
G.: Giovani sposi, potete raccontarci la vostra esperienza?
Sposo: Certamente. Era il giorno delle nostre nozze, e per tradizione facemmo festa nella nostra casa, la casa dove abitavamo. Preparammo tante buone cose da mangiare, roba genuina, nostrale, ma purtroppo avevamo fatto male i nostri conti: qualcosa non bastò.
Sposa: Sapete quando c’è festa si mangia si beve ed ad un certo punto finì il vino, e se manca il vino, manca l’allegria, la gioia. Insomma la festa è come se finisse.
G.: E allora cosa accadde?
Sposo: Una nostra parente, Maria, si accorse che mancava il vino e lo disse a suo figlio, che all’inizio non sembrò interessarsi alla cosa, ma poi…
Sposa: Poi disse ai servi di riempire d’acqua le giare di pietra, e di chiamare il maestro di cerimonia per assaggiare il contenuto.
Il cerimoniere assaggiò e ci onorò con tanti complimenti.
Così che la festa poté continuare più bella di prima.
G.: Volete lasciare un messaggio agli sposi presenti?
Sposo: Fate tutto il possibile perché non manchi mai il vino, il vino della gioia dell’affetto della vita; e se vi accorgete che sta mancando, chiedetelo a Gesù, ed egli per la vostra fede, ve lo darà in abbondanza.
G.: Grazie, giovani sposi.
SAMARITANA
G.: Invitiamo adesso a parlare una donna della regione dalla Samaria, a Nord di Gerusalemme; da tutti è conosciuta come la samaritana… (pausa)
Donna della Samaria puoi dirci com’è avvenuto l’incontro con Gesù?
S.: Ero andata come tutti giorni, a prendere l’acqua dal pozzo di Giacobbe, padre del nostro popolo, che usò questo pozzo per lui e per i suoi figli. Gesù era seduto vicino e mi chiese un po’ d’acqua da bere.
G.: E tu cosa facesti?
S.: Gli risposi: “ Perché tu che sei giudeo chiedi da bere a me che sono samaritana?”. Sapete tra giudei e samaritani non ci sono buoni rapporti; tant’e vero che i giudei che devono andare a nord, in Galilea, non passano dalla Samaria, ma attraversano il Giordano oppure prendono la via che costeggia il mare, “la via maris”.
Non vogliono avere niente a che fare con noi samaritani.
G.: E Gesù cosa ti disse?
S.: Mi rispose che se io avessi saputo chi era lui, gli avrei chiesto io l’acqua e lui mi avrebbe dato l’acqua viva, sorgente per l’eternità.
Poi mi disse tutto quello che avevo fatto in vita: avevo avuto cinque mariti e l’uomo con cui vivevo non era mio marito.
G.: Cosa ti ha colpito di più, delle parole dell’atteggiamento di Gesù?
S.: La cosa che più mi ha colpito delle parole di Gesù, è quella che riguarda come adorare Dio; noi samaritani adoriamo Dio sul nostro monte, il Garizim, e i giudei a Gerusalemme. Gesù disse che era arrivato il tempo in cui tutti, samaritani e giudei, romani e greci, adoreranno Dio Padre di tutti, in spirito e verità.
Non è importante il luogo ma il rapporto che abbiamo con lui è importante.
G.: I personaggi che abbiamo incontrato ci hanno lasciato una proposta per vivere meglio la nostra fede, vuoi farlo anche tu?
S.: Ogni momento è buono per cercare lo Spirito di Dio ed essere guidati da lui… Non perdete tempo, lasciate agire lo Spirito di Dio che abita in voi.
G.: Grazie donna della Samaria, le tue parole hanno messo una grande gioia nel nostro cuore.
DONNA EMORROISSA
G.: A raccontare la propria esperienza di segni della salvezza sarà una donna. Si presenti la donna che toccò il mantello a Gesù. (pausa)
Donna parlaci di te.
D.E.: Ero ammalata di una malattia molto rara: da dodici anni avevo continue perdite di sangue. Per la nostra religione era segno di impurità, e quindi non potevo toccare niente, perché la mia malattia rendeva tutto impuro.
G.: Hai provato a curarti?
D.E.: Ho girato tutto il regno d’Israele cercando un dottore che mi potesse guarire; ho finito tutti i miei averi con i dottori.
G.: E poi cosa è successo?
D.E.: Mi trovai con tanta gente lungo la strada che costeggia il lago di Tiberiade, mentre passava Gesù con i suoi discepoli. Pensai: “se solo tocco il lembo del suo mantello, guarirò!” E così avvenne.
G.: Gesù ti disse qualcosa?
D.E.: Potrà sembrarvi strano, ma con tutta quella gente, Gesù si accorse che qualcuno lo aveva toccato; disse: “Chi mi ha toccato? Una forza è uscita da me!”.
Non potevo più restare nascosta: mi gettai ai suoi piedi, e raccontai la mia storia; alla fine Gesù mi disse: “Va! La tua fede ti ha salvato.”
G.: Vuoi lasciarci anche tu un messaggio di speranza?
D.E.: Con gioia. Non perdete mai la speranza, anche quando tutto sembra perduto, quando tutto sembra senza soluzione. Confidate in Gesù, egli vi libererà da tutto ciò che vi opprime.
G.: Grazie, o donna per la tua testimonianza.
IL RAGAZZO DEI CINQUE PANI E DUE PESCI
G.: Sentiremo ora un ragazzo, testimone e collaboratore involontario di Gesù, nel segno della moltiplicazione dei pani.
Venga pure il ragazzo dei cinque pani e due pesci… (pausa)
Ragazzo, che facevi vicino al lago di Galilea, quel giorno?
R.: Io e mio fratello più piccolo eravamo andati vicino al lago a giocare, come sempre; la mamma aveva preparato la merenda per tutti e due: cinque pagnotte d’orzo e due pesci arrostiti.
G.: E invece cosa è successo?
R.: Al lago arrivò Gesù con i suoi discepoli, e dietro di loro tantissima gente; poco dopo venne Andrea, un discepolo di Gesù, che aveva notato la mia bisaccia; mi chiese se avevo qualcosa da mangiare ed io gli diedi quel che avevo, cinque pani e due pesci.
Non passò molto tempo che passarono i discepoli di Gesù, con ceste piene di pagnotte d’orzo e pesci arrostiti: Gesù aveva moltiplicato le nostre pagnotte d’orzo e i nostri pesci arrostiti.
G.: Cosa ti ha insegnato questa esperienza?
R.: Quel giorno, Gesù levò la fame a tante persone; è lui il vero pane che dà la vita: chi si avvicina a lui con fede non avrà più fame.
G.: Grazie ragazzo per la tua preziosa testimonianza.
IL CIECO NATO
G.: Il Signore Gesù incontrava molti ostacoli, quando manifestava i segni della salvezza. Racconteremo ora, con la testimonianza del protagonista, la guarigione del cieco nato… (pausa)
Benvenuto tra noi! Raccontaci la tua storia.
C.N.: Sono nato con una grave malattia agli occhi che mi impediva di vedere; in queste condizioni potevo solo mendicare alle porte di Gerusalemme. Un giorno passò Gesù e dopo parlato con i suoi discepoli, sputò per terra, fece del fango e lo mise sui miei occhi e disse: “Vai a lavarti alla piscina di Siloe.” Questa piscina si trovava lontano: vi arrivai con fatica e subito mi lavai gli occhi.
Tornai che ci vedevo.
G.: Dopo cosa successe?
C.N.: Successe una gran confusione: i vicini non mi riconoscevano; dicevo: “Sono proprio io e ora ci vedo!” Mi chiedevano: “Com’è che non sei più cieco?” Rispondevo: “Gesù mi ha messo un po’ di fango sugli occhi e mi ha detto di lavarmi alla piscina di Siloe, così ho fatto e ora ci vedo”.
Mi portarono davanti ai farisei, ascoltarono i miei genitori ed io raccontavo sempre la stessa storia, ma non mi credevano; affermavano che questa guarigione non era opera di Dio perché fatta in giorno di sabato.
G.: Gesù lo hai rivisto?
C.N.: Dopo che mi buttarono fuori del sinedrio, Gesù si avvicinò a me e chiese: “Credi nel Figlio dell’Uomo?” ed io risposi: “Chi è perché io creda in lui?” “Sono io che ti parlo.” mi disse Gesù.
Allora m’inginocchiai e dissi: “ Signore io credo!”
G.: Puoi aiutarci a comprendere meglio questa tua esperienza, questo segno di salvezza?
C.N.: Il cieco, il vero cieco, è colui che non riconosce Gesù e i suoi segni di salvezza. Mettiamo da parte il nostro stupido orgoglio e riconosciamo Gesù. Il Signore della nostra vita.
G.: Grazie per la tua toccante testimonianza.
IL SACERDOTE ANNA
G.: Ascolteremo ora un personaggio molto influente in Israele, in quel tempo, il sacerdote Anna… (pausa)
Sacerdote Anna, prima di tutto perché questo nome femminile?
S.A.: In Israele Anna è diminutivo di Giovanni; Giovanni è il mio nome.
G.: Capisco. Può dirci del suo incontro con Gesù?
S.A.: Devo fare una premessa, noi sacerdoti del tempio avevamo un compito oneroso: nel periodo di dominazione romana dovevamo agire per il bene del popolo, non solo a livello religioso ma anche a livello politico; né andava del benessere di tutto il popolo.
In questo aiutavo mio genero Caifa, sommo sacerdote in quel periodo.
G.: Quindi eravate d’accordo con i romani…
S.A.: Non proprio… ma grazie a noi sacerdoti riuscimmo a conservare alcune libertà, come quella di professare la nostra religione nel rispetto delle leggi romane; fu anche per questo che si decise la morte di Gesù.
G.: Si può spiegare meglio?!
S.A.: Gesù portava troppe novità, il popolo non poteva capire…
Ripeto che prendemmo quella decisione per il bene di tutto Israele.
Era necessaria un’educazione approfondita di tutte quelle buone notizie che affermava.
G.: Quindi Gesù era pericoloso per il popolo…
S.A.: Non dimentichiamo che era un bestemmiatore: si diceva figlio di Dio, del Dio Altissimo. Per noi ebrei è un peccato mortale farsi figlio di Dio e quindi definirsi anche lui Dio.
Non potevano bastare quei due o tre prodigi per dichiararsi figlio di Dio…
(pausa)
Ma mettetevi nei nostri panni: avreste rischiato la fine di un popolo, per una persona sola? Oppure è meglio che uno solo muoia per tutto il popolo?
G.: Ho finito con lei sacerdote Anna; si può accomodare con gli altri testimoni.
GIUDA ISCARIOTA
G.: La testimonianza che siamo invitati ad ascoltare adesso è quella di un personaggio, per certi versi ancora misterioso.
Si presenti Giuda Iscariota.
(Giuda entra e si siede a terra con il volto coperto)
Giuda perché si è seduto? Perché ha il viso coperto?
G.I.: Per noi orientali è segno di dolore, d’afflizione, di lutto, avere il viso coperto e sedersi a terra, nella polvere.
G.: E lei si trova in questa situazione?
G.I.: Sono stato responsabile diretto dell’arresto di Gesù e quindi della sua morte.
G.: Sembra pentito…
G.I.: Forse se mi fossi pentito veramente avrei creduto al perdono, alla misericordia di Dio; invece quando mi resi conto pienamente di quello che avevo fatto, in maniera molto superficiale, fui preso dalla disperazione e mi tolsi la vita.
G.: Perché dice: “ in maniera molto superficiale…”?
G.I.: Quando incontrai i capi del sinedrio, volevo che Gesù avesse un incontro chiarificatore e spiegasse loro la buona notizia; troppo tardi mi accorsi che era stato tutto un tranello per arrestarlo e ucciderlo, quando mi diedero trenta monete: avevo venduto il maestro.
G.: Quindi non era consapevole di quello che stava facendo…
G.I.: Se fossi stato consapevole non mi lasciavo certo prendere dalla disperazione e dal farla finita con la vita… non potevo scusarmi… non potevo perdonarmi per quello che avevo fatto.
G.: Dalla sua testimonianza Giuda traspare un messaggio chiaro: non bisogna cedere mai alla disperazione, allo sconforto, ma credere sempre al perdono, alla misericordia di Dio, perché Dio è infinitamente più grande.
GIOVANNI EVANGELISTA
G.: Amici… chiameremo ora a testimoniare alcune persone che hanno condiviso con Gesù, gli ultimi anni della sua vita.
Si presenti l’apostolo e autore di uno dei libri dei Vangeli: Giovanni.
G.E.: Eccomi.
G.: Giovanni, può parlarci del suo rapporto con il Signore Gesù?
G.E.: La vita passata con Gesù è così ricca di episodi che non basterebbero tutti i libri della terra per raccontarla tutta.
Posso raccontarvi momenti particolari, come di quel momento sotto la croce…
G.: Solo lei era presente…
G.E.: Quando Gesù fu crocifisso… io potei essere presente perché ero un ragazzo: i farisei non potevano prendersela con me. I miei compagni invece non erano presenti per la paura di essere arrestati.
Con me c’era sua madre, Maria… dividemmo insieme quei dolorosi momenti; Gesù ci affidò l’uno all’altra…
Fu un segno molto particolare: in qualche modo invitava sua madre a pensare a noi come i suoi figli, e noi a ricorrere a lei come nostra madre.
G.: Giovanni… volevo farle una domanda a proposito del Vangelo che ha composto in età molto avanzata: perché scrive spesso dell’apostolo che Gesù amava ma che non ha nome?
G.E.: Io mi sono sempre sentito amato da Gesù, e così scrivendo quelle parole, invitavo tutti quelli che seguivano il Signore Gesù, a sentirsi come quel discepolo che Gesù amava, perché il Signore Gesù ama tutti indistintamente.
G.: Grazie… apostolo Giovanni.
TOMMASO
G.: Chiamiamo a testimoniare i segni della salvezza l’apostolo Tommaso.
T.: Eccomi.
G.: Tommaso ci parli della sua esperienza con Gesù …
T.: … sono conosciuto per la frase: “ Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo costato…non crederò!”
Purtroppo molti cristiani s’identificano in queste parole…forse è meglio raccontare tutti i particolari.
G.: Racconti pure…
T.: In quei giorni a Gerusalemme, dopo la morte e la resurrezione di Gesù, c’era una vera e propria caccia ai discepoli di Gesù, da parte dei soldati romani e dai farisei; dovevamo stare attenti ai nostri movimenti, agli incontri che avevamo lungo la via.
In quei momenti di forte tensione, bisognava essere lucidi, freddi; quando i miei compagni mi dissero: “Abbiamo visto il Signore!”, pensai che la stanchezza avesse offuscato la lucidità degl’altri, bisognava dare esempio di freddezza e razionalità,non potevamo farci scoprire.
G.: E dopo cosa successe?
T.: Gesù, dopo otto giorni apparve anche a me…provai un’emozione troppo forte. Capii che il mio comportamento, all’apparenza lucido e razionale, era condizionato dalla paura e in fondo reclamavo la stessa esperienza dei miei compagni: vedere il maestro risorto.
G.: Vuoi lasciarci un messaggio di fiducia, Tommaso?
T.: Non posso che ripetere le parole del mio Signore e mio Dio: “Tu hai creduto perché hai visto, beati quelli che pur non avendo visto crederanno.”
G.: Grazie Tommaso.
PIETRO
G.: Un altro importante testimone dei segni della salvezza e che ha condiviso gran parte della missione di Gesù è Pietro… (pausa)
Si faccia avanti il primo pontefice della Chiesa cristiana: Simon Pietro.
P.: Eccomi.
G.: Simon Pietro puoi raccontare i momenti passati con Gesù?
P.: Come ha detto prima Giovanni evangelista, a parlare di Gesù non si smetterebbe mai, e per me è sempre un piacere.
Un episodio che vorrei raccontare è quello della trasfigurazione di Gesù sul monte Tabor…
G.: Fu un momento emozionante per voi…
P.: Eravamo io, Giacomo e Giovanni e Gesù ci portò sul monte in luogo solitario…dopo poco le sue vesti divennero splendenti, luminose… e accanto a lui apparvero Mosè ed Elia, e discutevano con Gesù.
Ero molto confuso…non mi rendevo conto della situazione, era tutto così bello che volevo costruire tre tende: una per Gesù, una per Mosè ed una per Elia…mentre ancora parlavo venne una nube e ci avvolse: dalla nube si udì una voce: “Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo.”
Appena la voce cessò, la nube si dissolse e Mosè ed Elia scomparvero…
Fu certamente un’esperienza scioccante.
G.: Della Passione di Gesù, cosa può dirci?
P.: In quei giorni successero tante di quelle cose…Ma l’insegnamento più grande fu quando Gesù, la sera prima dell’arresto, cinti i fianchi con un asciugatoio, incominciò a lavarci i piedi a noi discepoli; io non volevo, non capivo, ma Gesù con quel gesto, quel gran gesto d’amore, voleva farci capire quanto ci amava.
Dopo ci disse: “ …come ho fatto io, così fate anche voi…Sapendo queste cose sarete beati solo se metterete in pratica…”
G.: Pietro, mi permetta una domanda un po’…un po’ cattiva: perché ha negato di conoscere Gesù?
P.: …non lo so, non lo so…dal momento del suo arresto, a me e agli altri discepoli ci cascò il mondo addosso, la paura di essere arrestati ci sconvolse. Ma il Signore Gesù negli anni trascorsi insieme c’infuse il coraggio di non cedere mai alla disperazione, di credere sempre nella misericordia di Dio, nel suo perdono.
G.: Pietro vuole lasciarci un messaggio di speranza?
P.: Fratelli Gesù ci ama, ci ama veramente così come siamo; lui per primo vuole la nostra felicità: non abbiamo paura di cercarlo, di andargli incontro.
G.: Grazie Simon Pietro.
PAOLO
G.: Chiamiamo l’ultimo testimone dei segni della salvezza: Paolo di Tarso.
(pausa)
Paolo, può raccontarci cosa successe in Giudea, a Gerusalemme dopo la morte di Gesù e la sua resurrezione?
P.: Mi presento: sono Saulo, fariseo osservante, cresciuto nella scuola di Gamaliele; dopo la morte di Gesù, ci fu una vera e propria caccia al cristiano, al seguace di Gesù.
Io ero tra quelli che perseguitavano i cristiani.
G.: Ci parli della sua conversione…
P.: Chiesi l’autorizzazione al sommo sacerdote di partire per Damasco, trovare cristiani e condurli in catene a Gerusalemme.
Vicino alla città siriana, una grande luce mi abbagliò e caddi a terra…
sentii una voce: “ Saulo, Saulo…perché mi perseguiti?” ed io risposi:
“ Chi sei, o Signore?”… “ Io sono Gesù che tu perseguiti…alzati, entra in città e ti sarà detto ciò che devi fare.”
I soldati che erano con me rimasero ammutoliti: udirono il suono della voce ma non compresero.
Mi alzai ma non ci vedevo, avevo come delle scaglie sugli occhi; giunto in città stetti tre giorni e tre notti senza vedere, non mangiai né bevvi.
G.: E poi cosa successe ?
P.: Venne da me un certo Ananìa, discepolo del Signore, mi impose le mani e recuperai la vista; fui subito battezzato, presi il nome romano di Paolo, e incominciai a predicare che Gesù Cristo è il Signore, il Messia…
Il Signore usò maniere forti per la mia conversione, ma non poteva fare altro visto la mia durezza di carattere.
G.: Paolo, vuoi lasciarci un messaggio per vivere meglio la nostra fede?
P.: Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, rabbia, maldicenza…
Siate invece benevoli, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo.
Cingetevi i fianchi con la verità, e rivestitevi con la giustizia…
Tenete sempre in mano lo scudo della fede e la spada della parola di Dio…
Siate sempre lieti, la vostra disponibilità sia nota a tutti…
Non angustiatevi per nulla ma esponete al Signore ogni necessità, e la pace di Dio custodirà i vostri cuori.
G.: Bene, abbiamo ascoltato i testimoni dei segni della salvezza; ora offriamo al Signore le nostre intenzioni, i nostri propositi pregando insieme:
O Dio nostro Padre, ascoltaci. ( dopo le intenzioni canto e benedizione)

4 comments
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4 Marzo 2008 a 10:58 pm
Gimmy
Bell’idea, ma il testo integrale è un po’ brutto e ingombrante. Magari carica il documento e metti un link al file.
PS: il Dinisi molto probabilmente abbandonerà (almeno lo spettacolo). Spero che Omar lo rimpiazzi
5 Marzo 2008 a 1:48 pm
Federica
e Jesus??? mi conferma la disponibilità??? bacio
5 Marzo 2008 a 8:41 pm
Gimmy
Io gli ho già dato il copione… spero loro ci siano…
6 Marzo 2008 a 1:32 pm
Lizzy
oh mamma…ora mi tocca fare anche la sposina…! Non mi voglio immaginare la scena…AIUTOOOOOOOO!
Baci!